Vitalba Clematis vitalba


Che cos’è la vitalba? Quali sono i suoi principi attivi e le sue proprietà? Dove si trova, quali parti utilizzare? Come si usa, quali sono le controindicazioni e perchè è velenosa?

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Caratteristiche Clematis vitalba

La Clematis vitalba è una pianta perenne rustica della famiglia delle Ranunculaceae, diffusa in tutta Italia allo stato spontaneo nelle zone montane, nei terreni incolti, negli orti e talvolta anche nei frutteti dove è facile trovarla abbarbicata al tronco e ai rami soprattutto della vite.

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La pianta a portamento rampicante e alta anche più di 2 metri è formata lunghi fusti di colore marrone-rossastro che da erbacei con il tempo diventano legnosi.

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Le foglie caduche, sono opposte di forma ovata-lanceolata con margine intero o dentato.

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I fiori, ermafroditi e riuniti in grappoli apicali, sono bianchi o bianco-verdognoli e delicatamente profumati come quelli del Biancospino. Al centro della corolla sono ben visibili l’ovario e i numerosi stami.

L’impollinazione è entomofila e per lo più avviene mediante le api.

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I frutti sono acheni molto leggeri che mediante una lunga estremità piumosa vengono disseminati dal vento anche a notevoli distanza dal luogo di crescita.

Fioritura della Clematis vitalba: il periodo della fioritura varia in relazione alle zone climatiche e quasi sempre avviene tra maggio e fine agosto. a

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Componenti della vitalba

I componenti principali della Clematis vitalba sono alcaloidi vegetali, protoanemonina una sostanza volatile irritante che mediante essiccazione o bollitura si trasforma in anemonina (sostanza innocua),saponine, materie resinose, pectine, fitosterolo.

Proprietà della Vitalba

La Vitalba se utilizzata a giuste dosi, possiede proprietà diuretiche, depurative, antinevralgiche e purgative e rubefacenti.

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Usi della vitalba

Un tempo i teneri germogli della Vitalba venivano utilizzati in cucina come gli spinaci per preparare frittate, minestre e zuppe, poi per la sua tossicità ad alta dosi è stata bandita dalla tavola.

In passato le foglie fresche erano utilizzate per la preparazione di cataplasmi efficaci nella cura della sciatica, della gotta e dei reumatismi anche se il suo utilizzo provocava comunque effetti collaterali indesiderati come ulcere e vesciche.

Sempre nel passato le foglie essiccate venivano utilizzate per preparare un infuso ad azione diuretica mentre gli infusi di teneri germogli venivano impiegati come purganti.

Nella medicina omeopatica le foglie trattate vengono impiegate per curare infiammazioni, la depressione e le amnesie.

Oggi, invece, la vitalba raramente viene usata raramente per scopi terapeutici perché per il contenuto di saponine ed alcaloidi è irritante e caustica. Nonostante la sua tossicità la pianta rientra nella lista dei fiori di Bach.

Controindicazioni della Vitalba

Si tratta di una pianta velenosa soprattutto se impiegata per uso interno. Per uso esterno e a livello cutaneo, la vitalba causa irritazioni, ulcere, pustole e vesciche.

Può provocare irritazioni cutanee al contatto. È sconsigliato qualsiasi rimedio casalingo e per quanto riguarda l’uso in cucina occorre ricordare di non eccedere nelle quantità e di raccogliere, come fanno i toscani i germogli o vitalbini solo in primavera periodo in cui la pianta non è pericolosa.

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Significato e curiosità

Il nome comune della pianta, vitalba, deriva da vite alba (vite bianca).

Il primo a descrivere la specie fu Carl von Linné (Linneo), il padre della moderna classificazione biologica e scientifica degli organismi viventi.

La Clematis vitalba rientra anche nella lista delle erbe infestanti in quanto forma con i suoi lunghi e potenti fusti dei grovigli inestricabili che soffocano la vegetazione boschiva.

La vitalba viene comunemente chiamata anche: barba del vecchio, erba dei pezzentiClematide comune.

 Galleria foto Clematis vitalba

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